L'intelligenza artificiale è già nella tua vita quotidiana
L'Intelligenza Artificiale si diffonderà sempre più nella nostra vita quotidiana. Ma, in realtà, non è qualcosa che sta semplicemente per arrivare: una grande quantità di tecnologia che utilizziamo ogni giorno è già capace di elaborare informazioni, riconoscere situazioni, fare previsioni e prendere decisioni senza che noi interveniamo direttamente.
Non tutto questo è necessariamente Intelligenza Artificiale. Esistono sistemi automatici, algoritmi tradizionali e sistemi di machine learning molto diversi tra loro. Hanno però una cosa in comune: hanno progressivamente trasferito alle macchine una parte delle decisioni che un tempo richiedevano direttamente la nostra attenzione.
Alcuni esempi concreti
- I sistemi utilizzati negli ospedali possono aiutare medici e specialisti nell'analisi di immagini diagnostiche, nella gestione delle informazioni cliniche e nell'interpretazione di grandi quantità di dati. Oggi anche i modelli linguistici possono essere utilizzati come strumenti di supporto, ma non sostituiscono la valutazione del medico. E questo è un principio che vale ben oltre la medicina.
- Gli aerei di linea sono dotati da decenni di sistemi automatici estremamente sofisticati. I piloti possono affidare al pilota automatico molte operazioni di volo, mentre computer e sensori elaborano continuamente informazioni relative all'aereo e all'ambiente circostante. L'automazione non ha eliminato il pilota: gli ha permesso di concentrarsi sulle decisioni che richiedono maggiore attenzione.
- Il tuo smartphone decide continuamente come gestire la connessione alla rete, quale cella utilizzare e, quando sei all'estero, quale rete mobile utilizzare in roaming. Molte di queste decisioni vengono prese automaticamente sulla base di informazioni provenienti dalla rete e dal dispositivo.
- Un moderno climatizzatore non si limita a mantenere meccanicamente la temperatura impostata sul telecomando. Può adattare il proprio funzionamento alla temperatura rilevata, all'umidità, alla temperatura esterna e alle variazioni dell'ambiente, cercando di ottenere il risultato desiderato consumando meno energia.
In una normale abitazione troviamo decine di microprocessori e sistemi elettronici. Televisori, telefoni, forni, termostati, scaldabagni, automobili, ascensori e moltissimi altri oggetti sono ormai in grado di elaborare informazioni e reagire autonomamente a ciò che accade intorno a loro.
Alcuni di questi sistemi sono semplicemente automatici. Altri utilizzano tecniche di machine learning. Altri ancora utilizzano oggi forme di Intelligenza Artificiale molto più sofisticate.
Quello che chiamiamo oggi “AI” e che siamo abituati a interrogare direttamente attraverso una domanda, un prompt o una conversazione è quindi soltanto una parte di una storia tecnologica molto più lunga.
L'Intelligenza Artificiale non nasce dal nulla
L'Intelligenza Artificiale non è magia. E non è nemmeno una forma di intelligenza comparsa improvvisamente dal nulla.
I sistemi di AI utilizzano enormi quantità di dati e vengono sviluppati attraverso processi di addestramento, valutazione e correzione. Una parte fondamentale di questo patrimonio è costituita da ciò che gli esseri umani hanno prodotto: testi, immagini, codice, documenti, conversazioni, esempi, valutazioni e moltissime altre forme di informazione.
È quindi possibile dire una cosa molto semplice: l'AI nasce anche dalla straordinaria quantità di conoscenza e di attività che gli esseri umani hanno prodotto e continuano a produrre.
Questo però non significa che un sistema di AI legga Internet come farebbe una persona, né che ciò che viene pubblicato online diventi automaticamente vero perché molte persone lo hanno letto o condiviso.
La rete è sempre stata un ambiente nel quale convivono informazioni preziose, errori, opinioni, pubblicità, propaganda e contenuti di qualità molto diversa. I motori di ricerca hanno sviluppato nel tempo sistemi sempre più sofisticati per cercare di individuare le informazioni più utili. I sistemi di AI generativa affrontano il problema con tecniche differenti, ma ereditano la stessa difficoltà fondamentale: la quantità di informazione disponibile non garantisce la qualità dell'informazione.
Conoscere non significa comprendere
Questo è forse uno degli aspetti più interessanti dell'Intelligenza Artificiale.
Un sistema AI può conoscere un'enorme quantità di informazioni e può produrre una risposta sorprendentemente articolata. Può confrontare documenti, riassumere un testo, tradurre una lingua, scrivere codice, analizzare dati e persino sostenere una conversazione che, a prima vista, sembra ragionata.
Ma produrre una risposta convincente non significa necessariamente comprendere quella risposta nello stesso modo in cui la comprende una persona.
È una distinzione importante. Un sistema AI elabora informazioni, individua relazioni e produce risultati sulla base del proprio funzionamento e del contesto che gli viene fornito. Una persona, invece, può aggiungere alla propria decisione anche esperienza, responsabilità, valori, intuizioni, emozioni e considerazioni morali.
Naturalmente anche gli esseri umani possono sbagliare. Possiamo essere superficiali, condizionati dai nostri pregiudizi o semplicemente poco informati. Non dobbiamo quindi contrapporre una presunta perfezione umana a una presunta imperfezione artificiale.
La questione è un'altra: chi prende la decisione finale?
Un piccolo esperimento sull'etica
Tempo fa, per divertimento, ho intavolato una piccola discussione con un LLM. La mia osservazione partiva da una questione che considero tutt'altro che banale: utilizzare contenuti pubblicati da altri per costruire risposte e servizi senza riconoscere sempre in modo evidente la provenienza di quelle informazioni solleva problemi di attribuzione, di diritto d'autore e, più in generale, di rapporto con chi quei contenuti li ha prodotti.
La risposta che ho ricevuto era molto ragionevole dal punto di vista della diffusione della conoscenza: utilizzare e rielaborare le idee pubblicate può contribuire a renderle più accessibili e democraticamente disponibili.
Ho allora posto una domanda molto semplice: perché l'autore dovrebbe essere obbligato a offrire gratuitamente il proprio lavoro affinché qualcun altro possa costruirci sopra un servizio a pagamento?
La risposta successiva riconosceva che si trattava di un problema ancora oggetto di discussione e regolamentazione.
A quel punto ho fatto un'altra domanda, volutamente provocatoria: conosci i Dieci Comandamenti? E conosci il comandamento “non rubare”?
Naturalmente il sistema conosceva perfettamente il concetto. Ma conoscere l'esistenza di una regola non significa necessariamente applicarla come farebbe una persona che ne comprende il significato e se ne assume la responsabilità.
Ed è qui che l'esperimento diventa interessante.
L'AI può conoscere l'etica senza essere necessariamente responsabile delle conseguenze etiche delle proprie risposte.
La responsabilità, almeno oggi, rimane quindi in larga parte dalla nostra parte.
Il vero rischio non è l'AI: è smettere di pensare
Non considero quindi l'Intelligenza Artificiale una minaccia da cui difenderci. Al contrario: può essere uno strumento straordinariamente utile e già oggi può migliorare moltissime attività quotidiane e professionali.
Il problema nasce quando una risposta dell'AI smette di essere una proposta da valutare e diventa una risposta da seguire.
È una differenza enorme.
Se chiedo a un sistema AI di aiutarmi a organizzare una procedura, posso ottenere in pochi secondi una serie di idee che mi sarebbero costate ore di lavoro. Posso confrontarle, modificarle, verificare le informazioni e scegliere quelle più adatte alla mia situazione.
Se invece considero automaticamente corretta la prima risposta che ricevo, ho semplicemente trasferito la mia capacità decisionale a qualcun altro.
E questo non è un problema esclusivo dell'Intelligenza Artificiale.
Mi ricordo quando, da ragazzo, se esprimevo una mia opinione c'era un'amica che ogni tanto mi chiedeva, con una certa aria sibillina:
“Ma questa cosa l'hai letta o è solo frutto del tuo ragionamento?”
Allora mi sembrava quasi una provocazione. Oggi mi sembra una domanda straordinariamente moderna.
Perché è una domanda che dovremmo imparare a rivolgere anche all'Intelligenza Artificiale:
- Da dove arriva questa risposta?
- Su quali informazioni si basa?
- Quanto è importante verificare ciò che mi sta dicendo?
- Quali elementi della mia situazione non può conoscere?
- E soprattutto: cosa ne penso io?
Dalla prudenza all'opportunità
Raffinare la nostra capacità di discernimento non significa quindi rifiutare l'Intelligenza Artificiale. Significa imparare a utilizzarla meglio.
Per una persona, e ancora di più per una piccola impresa, non è necessario diventare esperti di machine learning per cominciare a ottenere risultati.
L'AI può già aiutare a organizzare informazioni, analizzare documenti, preparare una prima risposta a un cliente, confrontare dati, scrivere o controllare codice, creare una bozza di una procedura, individuare attività ripetitive che possono essere automatizzate e molto altro.
Il vero valore non nasce però dal delegare tutto all'AI. Nasce dal capire che cosa conviene delegare, che cosa conviene automatizzare e che cosa deve invece rimanere sotto il controllo umano.
Questa, a mio avviso, è una delle competenze che diventeranno più importanti nei prossimi anni.
Non sapere tutto dell'Intelligenza Artificiale.
Sapere dove può essere utile.
E, soprattutto, sapere come utilizzarla senza rinunciare alla nostra capacità di scegliere.
Perché forse il vero salto tecnologico non sarà quando le macchine impareranno a fare sempre più cose da sole.
Sarà quando noi impareremo a decidere, con maggiore consapevolezza, quali cose è davvero conveniente affidare loro.